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Il Fototrappolaggio scientifico: tipi di applicazioni

Vediamo quali sono le numerose tipologie di studi scientifici realizzati con fototrappole

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puzzola fototrappola

Indice

Cosa permette di fare il fototrappolaggio in ambito scientifico

Il fototrappolaggio trova numerose applicazioni nell’ambito scientifico e sono già numerosissimi gli studi condotti in tutto il pianeta usando questa tecnica. Vediamo le principali applicazioni:

fototrappolaggio_scientifico_applicazioni

1) Presenza/assenza e inventari di biodiversità

È il tipo di monitoraggio più semplice e diffuso; serve a rispondere alla domanda: una particolare specie è presente nell’area di studio? Oppure, nel caso di più specie (inventari): quali sono le specie presenti nell’area di studio?

Gli studi di presenza sono utili anche a scopo di conservazione; progetti di studio con fototrappole hanno permesso di riscoprire specie che si pensava estinte o di cui non si conosceva la presenza in una data area; la conoscenza apportata dagli studi su presenza/assenza di specie può essere molto utile anche al fine di trovare la presenza di specie bandiera o specie ombrello in una data area e poterle dunque sfruttare a fini di conservazione. Questo tipo di monitoraggio è utile anche per individuare la presenza di specie problematiche/invasive/aliene e poter così intervenire con tecniche di gestione adeguate. I dati di presenza/assenza sono molto utili anche ai fini della gestione, essi consentono di monitorare gli spostamenti, la sopravvivenza o l’estinzione locale di determinate specie, se condotti per anni consecutivi e possono fornire dati sull’efficacia o sui progressi di determinati progetti di gestione (reintroduzione, rinaturalizzazione etc…).

Casi studio e pubblicazioni interessanti

Tobler et al.:Valutazione dell’efficienza del fototrappolaggio per inventariare i mammiferi medio-grandi nelle foreste pluviali in Perù. L’articolo fornisce utili indicazioni pratiche sullo sforzo (numero di trappole per notte, trap/nights) necesario per rilevare la maggior parte delle specie
Wearn et al. 2019: hanno dimostrato che le fototrappole sono più efficaci di tutti gli altri metodi conosciuti per rilevare numerose specie e creare inventari di biodiversità
Bowler et al. (2017): applicazione delle fototrappole in Amazzonia per documentare le specie arboree e confronto con la tecnica dei transetti lineari.
Behnke (2015):realizzazione di inventari con fototrappole in un’area poco studiata dell’Amazzonia allo scopo di studiare la composizione delle comunità.

Tapiro tapirus terrestris

2) Ricchezza di specie

A fini conservazionistici è spesso più importante vedere come una comunità di specie varia nella sua composizione tra differenti habitat o come cambia in funzione di altri fattori come il disturbo, la frammentazione degli habitat o la loro alterazione, la caccia o i cambiamenti climatici. Questi cambiamenti nelle comunità animali sono spesso espressi come cambiamenti nella diversità di specie o nella ricchezza di specie. La diversità di specie considera anche l’abbondanza di ogni specie, rispetto alla ricchezza di specie che invece si basa solo sul numero di specie presente in una data area di studio, e, come è facile immaginare, misurare anche l’abbondanza delle specie richiede un sforzo molto maggiore.

Misurare la ricchezza di specie è importante sia a fini di conservazione che di gestione soprattutto se gli studi vengono ripetuti per diversi anni o sono impostati per poter confrontare diversi siti; misurare la ricchezza di specie in diverse aree e compararle, ad esempio, consente di identificare le aree che hanno maggior valore a livello di conservazione. La ricchezza di specie è spesso usata anche come variabile per valutare l’effetto di determinati progetti di conservazione o gestione.

In questo tipo di studi è importante anche considerare la scala a cui si sta lavorando per calcolare la ricchezza di specie. Alcuni studi effettuati con fototrappole hanno calcolato la ricchezza di specie a livello della singola location di una fototrappola (ricchezza alfa o α-richness) mentre altri studi hanno calcolato la ricchezza di specie in tutta l’area di studio coperta da numerose fototrappole (ricchezza gamma o γ-richness).

Se si sono studiate due o più comunità, è possibile calcolare un altro parametro molto importante, la varianza tra comunità, spesso chiamata Beta-diversità (β-diversity); questo parametro è importante, ad esempio, per valutare il livello con cui una determinata tecnica di gestione influenza le comunità messe a confronto; la beta-diversità gioca un importante ruolo anche nella panificazione spaziale, ad esempio la pianificazione di reti di aree protette e corridoi.
Le comunità possono essere anche paragonate nel tempo, in questo caso si parla di beta-diversità temporale.

Casi studio e pubblicazioni interessanti

Ahumada et al. 2011:uso delle fototrappole per confrontare la ricchezza di specie tra siti diversi in ambiente tropicale, lo studio ha mostrato che frammentazione e pressione antropica riducono la ricchezza di specie.
Rovero et al 2014: uso del fototrappolaggio per stimare la ricchezza di comunità in Tanzania e le preferenze di habitat.
Mashintonio et al. 2022:stime di ricchezza di specie col fototrappolaggio negli Stati Uniti, l’articolo fornisce linee guida operative e consigli per le impostazioni delle fototrappole.
Kays et al. 2020:l’articolo fornisce interessanti consigli per il design degli studi di ricchezza con raccomandazioni per ottenere stime più precise.
Pease et al. 2016:lo studio conferma che l’uso di più fototrappole per sito consente di rilevare una maggiore ricchezza di specie e ridurre gli errori di stima.
Toporagno elefante grey-faced sengi (Rhynchocyon udzungwensis)

3) Monitoraggio quantitativo e stime di abbondanza

Il fototrappolaggio viene utilizzato anche come strumento per misurare l’abbondanza e la densità (abbondanza per unità di superficie) delle specie, spesso includendo anche la loro relazione con l’habitat o con altre variabili che possono influenzare la dinamica di popolazione. La stima dell’abbondanza è ottenibile più facilmente in quelle specie in cui il fototrappolaggio può consentire l’identificazione individuale. Se invece non è possibile identificare i singoli individui è comunque possibile stimare un’abbondanza relativa attraverso degli indici detti appunto Indici di Abbondanza Relativa; questi indici si basano sul principio che tanto più una specie viene documentata dalle fototrappole tanto maggiore sarà la sua abbondanza relativa.

Quando invece si ha a che fare con specie i cui individui possono essere riconosciuti singolarmente per esempio per determinate caratteristiche del loro pattern, si possono applicare i modelli di cattura-ricattura per stimare l’abbondanza della specie in maniera più precisa; in questo caso i modelli di cattura-ricattura stimano la probabilità di riconoscere un individuo e usano questa probabilità unitamente al numero di individui osservati per stimare l’abbondanza.

Corso avanzato di fototrappolaggio

La densità di una specie in un territorio è un altro importantissimo parametro negli studi sulla fauna selvatica; questa misura infatti consente di effettuare comparazioni dirette tra diversi studi e tra diverse specie; ma misurare la densità di una specie è uno degli studi più complessi e costosi. La difficoltà è dovuta al fatto che è difficile stimare l’area effettiva di campionamento; quest’area può essere più piccola dell’area coperta dalle fototrappole, per esempio se l’area coperta contiene zone in cui è presente un habitat non adatto alla specie studiata (per esempio bacini d’acqua per specie terrestri); altre volte l’area effettiva di campionamento è più vasta rispetto all’area coperta dalle fototrappole, perché gli animali ripresi dalle fototrappole si muovono anche all’esterno dell’area monitorata.

Un metodo per ottenere una misura della densità di popolazione è quello di stimare l’abbondanza usando metodi di cattura-ricattura e quindi dividere il valore di abbondanza per una stima fatta ad-hoc dell’area di campionamento effettiva. Ma come si è detto i modelli di cattura-ricattura possono essere applicati solo su specie dove sia possibile riconoscere individualmente ogni singolo individuo. Quando gli individui di una specie non sono riconoscibili singolarmente l’unica opzione pratica per stimare la densità è quella di usare i modelli di incontro casuale (Random Encounter Model – REM).

Casi studio e pubblicazioni interessanti

Con riconoscimento individuale
Studio sulle tigri in India, uso di fototrappole e modelli capture-recapture per stimarne la densità in più riserve
Leopardo delle nevi:uso delle fototrappole per stimarne l’abbondanza e densità in ambienti montani impervi e difficili.
Giaguaro: studio nei siti neotropicali sulla stima di densità effettuata con fototrappole, raccomandazioni pratiche e consigli sui modelli spaziali da utilizzare.
Orso grizzly:studio in Canada con fototrappole e radiocollari
Cervo: esempio operativo su ungulati con parte della popolazione marcata/identificabile


Senza riconoscimento individuale

Rowcliffe et al., 2008: utilizza il REM (Random Encounter Model) senza bisogno di identificazione individuale
Lucas et al., 2015: migliora le tecniche e i parametri del REM, migliorando anche le stime con ste-up non ideali.
Nakashima, et al., 2018: stima di densità basata su tasso di incontro e tempo di permanenza, validazione dei risultati con simulazioni e confronto con tecnica dei transetti.
Evans et al., 2018:descrive le stime di densità tramite fototrappolaggio senza identificazione individuale e confronta con altre tecniche alternative, fornisce raccomandazioni su disegno e bias.

tigre testa

Nel fototrappolaggio applicato alla stima di densità si usano spesso delle sigle per identificare le diverse tipologie di tecniche, vediamole più in dettaglio nella seguente tabella:

SiglaDescrizioneDettagli
SCRSpatial Capture Recapturefamiglia di modelli per la stima di abbondanza/densità, richiede identificazione individuale (marcatura o caratteristiche fisiche)
SECRSpatially Explicit Capture-RecaptureSpesso usato come sinonimo di SCR, stima la densità da array di camere
SMRSpatial Mark-ResightSi usa per popolazioni parzialmente marcate combinando riavvistamenti di individui marcati con conteggi di individui non marcati
SCSpacial CountSimile a “unmarked SCR”, modello spaziale che usa i conteggi di ogni fototrappola senza identificazione individuale, si usa per soggetti non marcabili ma che fanno un buon numero di passaggi davanti alle fototrappole
REMRandom Encounter ModelQuesto modello stima la densità dal tasso di incontro con le fototrappole assumendo che il moto degli animali sia casuale rispetto alla fototrappola. Si usa con specie non marcabili.
RESTRandom Encounter and Staying TimeSi tratta di una variante del REM che usa anche il tempo di permanenza degli animali davanti alla fototrappola per stimarne la densità, senza bisogno di identificazione individuale.
CTDSCamera Trap Distance SamplingQuesto metodo applica il modello di distance sampling al fototrappolaggio; si usa per specie senza identificazione individuale.

4)Studi sulla distribuzione

L’uso del fototrappolaggio in questo caso consente di trovare risposta alla domanda: dove, all’interno dell’area di studio, è presente la specie di interesse e quali fattori influenzano la sua presenza?  La distribuzione può essere studiata a diversi livelli, dal livello più grande su vasta scala al livello più piccolo (locale). Inoltre i dati ottenuti dal fototrappolaggio si possono correlare ad altre informazioni per esempio il tipo di habitat, la distanza dall’acqua, la distanza da luoghi antropizzati etc) per analizzare se queste caratteristiche hanno un’influenza, positiva o negativa, sulla specie studiata.

Un metodo alternativo è quello di usare i modelli di occupancy; l’occupancy è definita come la proporzione di area o siti occupati da una specie; questi modelli riducono i dati fotografici in un formato binario (1/0), indicando con 1 la presenza e con 0 la non-individuazione della specie studiata nei vari siti di trappolaggio; queste informazioni sono poi usate per stimare sia la probabilità di occupazione di un sito sia la probabilità di individuare la specie in un sito occupato producendo come risultato una percentuale dell’area totale occupata e la probabilità di occupazione di un sito campionato, entrambi parametri molto interessanti per il monitoraggio di specie su larga scala. L’occupancy può essere usata come surrogato dell’abbondanza soprattutto per specie con home-ranges particolarmente piccoli (<5-10 Km2) e ben definiti (Rovero et al., 2013).

Casi studio e pubblicazioni interessanti

Rovero et al. 2014: studio effettuato in Tanzania dove è stata usata una rete di fototrappole nella foresta tropicale per capire dove vivono le diverse specie e con quale frequenza allo scopo di creare una mappa di base dell’occupancy per le specie studiate, utile come riferimento per studi e confronti futuri e per scegliere zone prioritarie.
Niedballa et al. 2015: studio condotto in Borneo per capire quali variabili ambientali e a quale scala possano spiegare meglio dove vivono le diverse specie; sono state usate immagini satellitari combinate con i dati da fototrappolaggio; lo studio ha mostrato che una scala sbagliata può nascondere relazioni importanti.
Neilson et al. 2018: uno studio metodologico che mostra come il movimento degli animali (dimensioni del territorio, velocità di spostamento, densità) influenzi l’interpretazione dell’occupancy ricavata dal fototrappolaggio.
Calderon et al. 2022: in questo studio effettuato in 5 paesi si sono usate le fototrappole per stimare l’uso dell’habitat del giaguaro su larga scala; lo studio ha mostrato che il felino usa aree preferibilmente lontane da insediamenti umani.
Giaguaro testa

5) Studi etologici

Poiché le fototrappole lavorano 24h su 24 e 7 giorni su sette possono essere usate con ottimi risultati per diverse tipologie di studi comportamentali. Dagli Activity Patterns, agli studi sull’alimentazione, dalla predazione a nidi o tane all’uso dell’habitat, dall’etologia riproduttiva alle relazioni/interazioni tra individui o tra specie, etc.

Casi studio e pubblicazioni interessanti

Rowcliffe et al., 2014: stima dell’attività degli animali per misurare il tempo e gli orari in cui alcune specie sono più attive, utile per confronti tra specie, stagioni o siti senza bisogno di marcature.
Ridout & Linkie, 2009: questo studio introduce l’indice di overlap tra le curve di attività (per es predatore vs preda), per misurare quanto si sovrappongono i ritmi di attività delle specie.
Gaynor et al., 2018: lo studio dimostra che l’uomo rende la fauna più notturna, mettendo insieme decine di studi effettuati con fototrappole e mostrando che dove c’è disturbo umano gli animali tendenzialmente spostano la loro attività in orari notturni.
Fennel et al., 2023:effetti dell’escursionismo sulla fauna selvatica misurati tramite fototrappolaggio; lo studio confronta in ambiente alpino (Canada) l’attività di 8 specie in siti con e senza presenza di escursionisti e altri turisti mostrando che molte specie evitano luoghi e orari in cui c’è presenza di persone, spostando i loro picchi di attività in altri orari o zone.
Tsunoda et al., 2020: uno studio sulla diversificazione della nicchia temporale in 5 specie di mesocarnivori nella stessa area; lo studio mostra che la separazione della nicchia temporale riduce i conflitti tra le specie simili.
Wooldridge et al., 2019: questo studio mostra l’uso del linguaggio comico in due grandi felini (Giaguaro e puma) attraverso l’uso di fototrappole in Belize; sono state documentate le sequenze comportamentali di marcatura e comunicazione nelle due specie creando una sorta di “atlante” di posture e comportamenti.
leone testa

Altre applicazioni

Inoltre le fototrappole svolgono altri importantissimi ruoli per la conservazione della natura, dal coinvolgimento del pubblico alla sorveglianza etc., vediamoli più in dettaglio:

A) Coinvolgimento del pubblico

Le fototrappole sono diventate un importantissimo strumento per programmi di sensibilizzazione, educazione e coinvolgimento del pubblico; molte iniziative hanno usato immagini e video da fototrappole per creare supporto locale e internazionale per aree protette e non protette. Le fototrappole hanno permesso di mostrare animali e comportamenti che le popolazioni locali di un’area non avevano mai visto. Inoltre il fototrappolaggio è stato fondamentale in molti progetti di citizen-science.

Alcuni siti e progetti di Citizen Science a cui si può collaborare con i dati delle proprie fototrappole:

Corso avanzato di fototrappolaggio

B) Sorveglianza ambientale

Un utilissimo ruolo svolto dalle moderne fototrappole è la sorveglianza ambientale; la tecnologia ha fatto passi da gigante e rispetto ad altri sistemi le fototrappole offrono una soluzione più economica, più autonoma, sono di piccole dimensioni e facilmente mimetizzabili, rendendone difficile l’individuazione anche grazie agli infrarossi invisibili e, infine, possono mandare in diretta immagini e/o video tramite connessione remota; sono numerosissimi i progetti, in molte aree del pianeta dove si è fatto uso di fototrappole per la sorveglianza ambientale, ad esempio per l’antibracconaggio.

Casi studio e pubblicazioni interessanti

Hossain et al., 2016:utilizzo delle fototrappole in Bangladesh per capire quanto e dove avvengono attività umane illegali (IHA) in santuari remoti; le fototrappole hanno consentito di registrare 914 attività umane di cui il 95% illegali.
-de Matos Dias et al., 2020: in questo progetto sono state utilizzate le fototrappole per creare una mappa predittiva dei principali hot-spot frequentati dai bracconieri in alcune zone semi-aride del brasile; si è visto che il rischio più elevato di bracconaggio si ha vicino a insediamenti e strade, la mappa predittiva ha migliorato il dispiegamento delle pattuglie antibracconaggio.
-Whytock et al., 2023: l’obiettivo dello studio è stato testare fototrappole dotate di IA interna e collegate via satellite per fornire allerta in tempo reale, in Gabon. I risultati sono stati molto buoni e hanno consentito di attivare allerte affidabili e rapide e interventi proattivi, riducendo i falsi allarmi grazie all’IA.
Cinghiale sus scrofa testa

C) Sorveglianza sanitaria

Attraverso l’osservazione degli individui tramite foto o meglio video ottenuti da fototrappole è possibile rilevare segni di malattie o lesioni molto importanti per studiare la salute delle popolazioni selvatiche e comprendere la diffusione di patologie nella fauna.

Casi studio e pubblicazioni interessanti

Carricondo-Sanchez et al., 2017: le fototrappole in questo studio in Norvegia sono state utilizzate per monitorare la presenza apparente la rogna sarcoptica nelle volpi rosse
Murray et al., 2021: studio effettuato con fototrappole per monitorare lo stato di salute in una popolazione di Coyote attraverso un modello di occupancy multistrato basata anche sulla rilevabilità dei segni clinici.
-Hockings et al., 2021: studio mirato tramite fototrappole per monitorare cas compatibili con lebbra in una popolazione di scimpanzé in Africa occidentale.
Bollen et al., 2021: una rete di fototrappole è stata usata durante l’epidemia di peste suina per monitorare il trend e l’efficacia delle misure di controllo in una popolazione di cinghiali in Belgio.

D) Valutazione dell’efficacia delle aree protette

Le fototrappole consentono di ottenere importanti documentazioni sulla presenza, densità, movimenti della fauna e dunque valutare se un’area protetta sta svolgendo il suo in modo efficace; è inoltre possibile rilevare eventuali minacce come il bracconaggio o la degradazione degli habitat.

Casi studio e pubblicazioni interessanti

Chen et al., 2022:una meta-analisi globale basata sull’analisi di dati da migliaia id fototrappole in oltre 20 Paesi; fornisce evidenza che le aree protette sono in media più efficaci nella conservazione della diversità dei mammiferi terrestri rispetto alle aree non protette circostanti, sottolineando dunque l’importanza del ruolo delle aree protette per la conservazione.
Rovero et al., 2017: lo studio descrive la creazione di un sistema di allerta precoce basato su fototrappole e analisi standardizzate per rilevare rapidi cambiamenti nelle comunità delle aree protette tropicali allo scopo di valutarne l’efficacia e programmare risposte gestionali tempestive.
Beaudrot et al., 2016: lo studio descrive la rete TEAM per il monitoraggio di 15 foreste tropicali protette attraverso fototrappole e un protocollo standardizzato.
Grifone gyps fulvus testa

E) Monitoraggio di progetti di conservazione

Come per le aree protette, le fototrappole sono importanti strumenti per valutare se un determinato progetto di conservazione sta funzionando o meno. Possono essere usate per esempio per monitorare gli esemplari in un progetto di reintroduzione, osservando anche i loro comportamenti, il modo in cui si stanno adattando all’ambiente, le interazioni con altre specie. Sono utili anche per monitorare carnai utilizzati per aiutare le popolazioni di Avvoltoi o se i nidi o rifugi artificiali stanno dando risultati.

Casi studio e pubblicazioni interessanti

Karanth et al., 2006: studio che ha standardizzato l’uso di fototrappole con modelli cattura-ricattura per stimare l’abbondanza e sopravvivenza della tigre e fornire basi quantitative per i piani antibracconaggio e i progetti di protezione.
Strampelli et al., 2022: Questo studio ha dimostrato che le fototrappole forniscono un importante strumento per misurare la densità dei leoni e forniscono informazioni importanti per tarare gli interventi gestionali nelle popolazioni da alto valore globale.

Rapaci
Gonzálvez et al., 2023: uso di fototrappole per monitorare 32 stazioni di alimentazione (carnai) per avvoltoi; lo studio ha quantificato le dinamiche stagionali di consumo e ha fornito indicazioni operative per migliorare la gestione.
Stoyanov et al., 2023: le fototrappole hanno consentito di contare gli individui leggendo i tag o gli anelli e la verifica dell’uso dei siti, in un progetto di reintroduzione del Grifone in Bulgaria.
Zárybnická et al., 2016:uso di fototrappole nei nidi artificiali per monitorare le covate, l’alimentazione e il successo riproduttivo nella Civetta capogrosso.
Clucas et al., 2020: l’articolo descrive l’uso di fototrappole montate su pali allo stesso livello di posatoi artificiali per valutare l’uso e la selezione del sito da parte di alcune specie di rapaci come la Poiana codarossa e il Gheppio americano.
Aguiar-Silva et al., 2017: L’uso di fototrappole nei nidi di Arpia in Amazzonia ha mostrato le interazioni interspecifiche, monitorando le varie specie che si avvicinavano al nido e valutandone i costi (cioè il rischio di predazione) e i benefici (risorse alimentari), ad esempio una Scimmia cappuccino che si era avvicinata al nido è stata uccisa, alcuni avvoltoi sono riusciti a prelevare resti di prede dal nido rimanendo incolumi.
Ghepardo testa

F) Studio dell’impatto dei cambiamenti climatici

L’analisi delle immagini prodotte nel tempo dalle fototrappole può rilevare modifiche nei comportamenti o nella distribuzione o nei cicli vitali delle specie, dovute ai cambiamenti climatici. Ciò aiuta a comprendere come gli animali si adattino o meno alle nuove condizioni ambientali a patto che i dati raccolti delle fototrappole siano distribuiti in un arco di tempo lungo, nel range di decine di anni.

Casi studio e pubblicazioni interessanti

Beaudrot et al., 2019: lo studio ha analizzato 400.000 scatti da fototrappole posizionate lungo diversi gradienti altitudinali mostrando le risposte rapide all’aumento locale delle temperature nella scelta del micro-habitat in popolazioni della stessa specie.
Tourani et al., 2023: Lo studio ha monitorato in più di 2400 siti con fototrappole e modelli di occupancy i comportamenti degli animali mostrando che con temperature più alte i mammiferi tendono a rifugiarsi nelle zone boscose evitando gli ambienti antropizzati; l’effetto si inverte nelle regioni più fredde.
Rafiq et al., 2023: lo studio mostra che in una serie di carnivori africani l’aumento delle temperature induce spostamenti verso orari più freschi, ad esempio i Ghepardi tendono di più a cacciare di notti, modificando la sovrapposizione temporale tra specie, in questo caso dunque l’articolo mostra che li clima può modificare le interazioni tra predatori e aumentare i conflitti a causa della non diversificazione della nicchia temporale.
Cane procione testa

G) Monitoraggio di specie problematiche

Sono diverse le specie che possono risultare problematiche sia per l’uomo che per l’ambiente e le altre specie di animali selvatici ad esempio le specie alloctone/aliene. Le fototrappole consentono un monitoraggio economico ed efficiente di queste specie così da valutarne la presenza, la quantità e l’eventuale impatto sull’ambiente; dati molto importanti per pianificare successivamente interventi di controllo e conservazione.

Casi studio e pubblicazioni interessanti

Rendall et al., 2024: monitoraggio in 276 siti all’interno di aree ad alto valore conservazionistico delle popolazioni di Rattus rattus e Mus musculus fornendo una base replicabile per progetti di conservazione.
Selonen et al., 2024: monitoraggio con fototrappole e stima della densità del cane procione per la pianificazione di progetti di controllo in Europa.
Croose et al., 2023: lo studio confronta due metodi di rilevamento (fototrappole e hair-tubes) per il monitoraggio del visone americano; i dati forniscono importanti informazioni per i progetti di controllo da sviluppare successivamente.
Schlichting et al., 2020: lo studio propone un metodo rapido per la valutazione delle popolazioni dei cinghiali usando fototrappole; il metodo è utile per misurare anche il trend e l’efficacia delle azioni di contenimento su grandi aree.

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