copertina aspetti etica e leggi della fotografia naturalistica

Etica e leggi nella fotografia naturalistica

Droni e disturbo alla fauna

Un’ultima tecnologia molto utile ma altrettanto pericolosa per la fauna

Indice

Introduzione

I droni a causa del rumore provocato dalle loro eliche sono una fonte di disturbo per la fauna, sia per i Mammiferi (che hanno un udito molto sviluppato) sia per gli Uccelli.

I Droni, soprattutto aerei, si sono diffusi in modo esponenziale negli ultimi anni, grazie ad una maggiore evoluzione delle tecnologie e una vasta quantità di modelli disponibili sul mercato anche a prezzi molto bassi e facilmente acquistabili.

In Italia esiste un regolamento dell’ENAC che vieta a chi non dispone di un apposito patentino di far volare droni tra i 300 g e i 3 kg di peso in aree popolate, con assembramenti di persone e/o abitazioni o altri edifici, e vieta anche di superare una distanza massima di 200 metri (dall’operatore al drone) e un’altezza massima di 70 metri. Questo regolamento non è però molto limitante e il rischio di disturbare la fauna selvatica con i droni rimane molto elevato.

Drone disturbo fauna

In molte aree protette (quasi tutte praticamente) e nei Parchi Nazionali e Regionali  vige comunque un divieto di sorvolo, a prescindere dal patentino ENAC, dunque nessuno può far volare droni nel loro territorio, di qualsiasi dimensione, senza previa autorizzazione dell’Ente Parco. L’autorizzazione solitamente non richiede un pagamento ma richiede una valutazione da parte del personale del Parco sull’opportunita di concedere o meno il sorvolo in funzione dell’itinerario previsto e dello scopo. La legge di base che vieta il sorvolo delle aree protette e parchi esiste da tanti anni ed è la legge quadro sulel aree protette del 6 dicembre 1991 n 394; nella legge si fa riferimento “velivoli non autorizzati” (per es ultraleggeri, parapendio, deltaplani etc), i droni ai tempi non esistevano, ma viene applicata allo stesso modo anche ai droni, di qualsiasi peso, anche quelli ultraleggeri sotto i 250 grammi. Il Codice della Navigazione nell’articolo 793 stabilisce che è l’ENAC a poter vietare il sorvolo su determinate zone del territorio nazionale per motivi di sicurezza o di ordine pubblico su richiesta della competente amministrazione e la Circolare ENAC ATM-03C disciplina le modalità con cui l’ENAC dispone i divieti di sorvolo anche in applicazione della legge 394/91 sulle aree protette. ENAC dunque provvede a far applicare anche la legge 394 sulle aree protette, provvedendo a far pubblicare le restrizioni di spazio aereo dopo le necessarie valutazioni tecniche, sia su AIP Italia (pubblicazione ufficiale dell’ENAV, Aeronautical Information Publication) che sulla piattaforma D-Flight che regolamente le aree dove è possibile volare con i droni. Il divieto di sorvolo delle aree in corrispondenza dei Parchi è stato approvato dall’ENAC e pubblicato sull’AIP Italia ENR 5.6.1-1 “Parchi naturali e zone soggette a protezione faunistica”.

Per maggiori approfondimenti:https://www.enac.gov.it/spazio-aereo/gestione-dello-spazio-aereo/divieto-di-sorvolo

E negli ultimi anni, con la vasta diffusione dei droni, gli addetti al controllo (Carabinieri Forestali, Guardiaparco per es) stanno volgendo sempre più attenzioni a questo problema infatti sono già stati multati numerosi dronisti in vari parchi e aree protette italiane.

Disturbo alla fauna

Inoltre, in ogni caso, oltre al divieto di sorvolo delle aree protette, è bene ricordare che il volo con i droni in aree e ambienti naturali, anche consentiti dalle mappe D-Flight, è comunque problematico perché ci sono diverse altre leggi nazionali (e Regionali) che vietano il disturbo alla fauna; un dronista dunque pur in un’area consentita dalle mappe D-Flight potrebbe essere multato per “Disturbo alla fauna”. Ed in effetti i danni che i droni possono arrecare alla fauna, approfonditi nel paragrafo successivo, sono numerosi e non trascurarbili, soprattutto perché ormai non si parla solo di un singolo utente che una volta fa volare il drone in un’area naturale, come si è già detto il numero degli appassionati sta aumentando a dismisura e, come sempre, è il numero che fa poi la differenza; un singolo appassionato che vola un drone può non essere un problema, ma più appassionati che volano droni nella stessa area diventano un problema serio.

Quali sono le leggi sul disturbo alla fauna e cosa si intende per disturbo alla fauna selvatica? L’argomento è stato ampiamente trattato nell’apposito capitolo  e si può riassumere in 3 punti:

Il disturbo può diventare un danno per la fauna selvatica nelle seguenti situazioni:

1) Quando si provoca la morte o il ferimento di un essere vivente

Questo può avvenire in maniera diretta o indiretta. Ad esempio quando un fotografo macro uccide un insetto di proposito per fotografarlo meglio oppure quando si pastura con alimenti non idonei provocando la morte di un soggetto per cause artificiali.

2) Quando si interferisce con l’attività riproduttiva

Provocando un abbassamento del tasso di schiusa o di involo dei giovani, o mortalità dei cuccioli o fallimento totale della riproduzione.

3) Quando si inducono gli animali ad abbandonare il luogo dove vivono

Questo può accadere in numerose situazioni basti pensare al disturbo presso un rendez-vous di lupi o a decine e decine di fotografi che inseguono dei gufi di palude in lungo e in largo per i campi dove si sono fermati per svernare costringendoli a cambiare posto.

Ovviamente, nella maggioranza dei casi, l’appassionato dronista non fa volare il drone appositamente per disturbare la fauna selvatica, ma quasi sempre l’appassionato non sa se il posto e o il periodo in cui sta volando il drone sono rischiosi, perché magari nei prati sotto l’area di sorvolo ci sono Mammiferi con cuccioli (dunque disturbo alla riproduzione) o nelle pareti o nei boschi intorno ci sono rapaci in riproduzione. Per non parlare poi dei casi, più rari, in cui a volare i droni sono fotografi naturalistiche intenzionalmente vorrebbero filmare gli animali. E purtroppo non sono rare le riprese da drone visibili sul web in cui si vede chiaramente un branco di uccelli acquatici che si invola da una zona umida perché spaventato dal drone o dei mammiferi che scappano perché spaventati dal drone.

Principali leggi italiane che vietano il disturbo alla fauna selvatica:

-Legge 11 febbraio 1992 n 157

-Direttiva Uccelli 2009/147/CE

-Legge 394/1991 sulle Aree protette

Queste leggi vietano il disturbo alla fauna selvatica, non solo nelle aree protette, e soprattutto in determinate situazioni cruciali come periodo riproduttivo, svezzamento, ibernazione, migrazione, svernamento; dunque: mammiferi con cuccioli, uccelli acquatici nelle zone umide, rapaci nei siti di riproduzione giusto per fare alcuni esempi di situazioni dove il rischio di disturbare la fauna è altissimo e dunque anche di essere multati.

Danni provocati dai droni

Come si è già detto le specie più soggette a disturbo da parte dei droni sono i Mammiferi perché hanno un udito molto sviluppato e sentono i droni anche da lunga distanza e gli Uccelli che possono attaccare i droni, ferendosi anche mortalmente.

Mammiferi

-se un animale è costretto a fuggire, soprattutto per lunghe distanze perché inseguito da un drone, in un momento non previsto e mentre era intento in altre attività consuma energia preziosa e si allontana inutilmente dalla zona dove si trovava

-far fuggire animali in momenti o situazioni molto delicate per esempio mentre si stanno alimentando e/o in periodi molto freddi, come ad esempio quando c’è molta neve, può risultare estremamente dannoso

 -causare una fuga precipitosa può portare gli animali a cacciarsi in situazioni critiche e molto pericolose ad esempio cadere in un dirupo, attraversare strade trafficate, cadere o farsi male, etc.

-il disturbo da drone può anche allontanare gli animali da aree di alimentazione, o da siti in cui possono stare al sicuro portandoli in aree più pericolose, ad esempio fuori dalle aree protette o in zone dove è aperta la caccia.

-lo spavento provocato dai droni inoltre può provocare la separazione tra gli adulti e i cuccioli.

Uno studio statunitense del 2015 ha dimostrato che il passaggio diun drone a distanza ha fatto aumentare il battito cardiaco degli orsi neri soprattutto nelle femmine con piccoli nelle quali il battito è rimasto alterato fino a 4 ore dopo il sorvolo del drone. I droni inoltre possono accedere ad aree non raggiungibili dall’uomo dunque totalmente selvagge e dunque possono interagire in maniera molto invasiva con la fauna selvatica.

Uccelli

Se da un lato semplicemente spaventare degli animali, ad es dei Mammiferi come cervi, lupi etc alla fine si può pensare che non sia una cosa grave (sebbene vietata dalla legge), il vero danno che possono provocare i droni è quando la fauna interagisce col drone stesso ferendosi, anche mortalmente; questo è il caso, tra l’altro molto comune, di droni che volano all’interno del territorio riproduttivo di specie di rapaci diurni come il Falco pellegrino ma anche il Lodolaio, l’Astore, lo Sparviere, l’Aquila reale, l’Aquila del Bonelli, il Lanario etc. Tutte queste specie di rapaci proteggono il loro territorio difendendolo dagli intrusi anche “artificiali” come i droni; un Falco pellegrino dunque non esita a partire ad attaccare in volo il drone con un enorme rischio di ferirsi mortalmente (oltre che far cadere il drone). Purtroppo non tutti sono esperti di rapaci e anche gli esperti non sempre riescono a capire facilmente e rapidamente se una determinata zona è anche territorio riproduttivo di rapaci dunque l’incidente è sempre dietro l’angolo. Per questo, anche volando legalmente con tutti i necessari permessi è sempre fondamentale tenere d’occhio il drone e vedere se qualche rapace o altra specie di uccelli si sta avvicinado e lo sta attaccando, il drone dunque deve sempre volare a una distanza massima in cui si riesca a vederlo. In caso si noti un rapace che sta attaccando il drone bisogna immediatamente rientrare, se il rapace ha già iniziato gli attacchi la soluzione più immediata è alzarsi alla massima velocità (il rapace ha più difficoltà a salire verticalmente in volo) per poi allontanarsi il più possibile rientrare successivamente, tentare un atterraggio rallenta moltissimo il drone che diventa facile bersaglio e tentare di superare in velocità di crociera un falco pellegrino è altrettanto inutile. Se il rapace si sta solo avvicinando ma è ancora distante e non sta  ancora attaccando il drone, invece, è bene rientrare immediatamente con la procedura standard.

Vi sono anche diverse altre specie di uccelli, non solo rapaci, che possono attaccare i droni come ad esempio Corvidi (Corvo imperiale, Cornacchia grigia) e Laridi (Gabbiano reale etc) e numerose altre, con il pericolo già citato di ferirsi mortalmente il che è vietato da diverse leggi italiane prima tra tutte la legge 189/2004 sul maltrattamento animale.

Uso dei droni

I droni sono utili nella fotografia naturalistica solo a scopo paesaggistico; se proprio si vogliono filmare animali dall’alto è necessario intanto munirsi di tutti i permessi eventualmente necessari e munirsi di modelli professionali che producano poco rumore e siano dotati di zoom, così da poter rimanere ad un’altezza di sicurezza mentre si filma, senza disturbare i soggetti.

In linea generale, in merito ai droni aerei  si consiglia:

1) Di rispettare con la massima attenzione le leggi che regolamentano il volo dei droni e anche i divieti, consultando sempre D-Flight prima di ogni volo.

2) Evitare di usare i droni per filmare specificamente fauna selvatica, abbassandosi di quota e inseguendo gli animali. Usare i droni solo per riprese di tipo paesaggistico.

3) Evitare zone naturali che possono essere “possibili” siti di nidificazione di rapaci (ad esempio falesie e pareti rocciose) nel periodo riproduttivo di quelle specie (da Gennaio-Febbraio a Maggio-Giugno)

4) Rispettare le distanze massime consentite e le altezze massime consentite nel volo dei droni e controllare sempre visiamente il drone per identificare rapidamente l’avvicinamento o attacco da parte di uccelli, in tal caso allontanarsi immediatamente e far atterrare il drone.

Del resto, filmare (e pubblicare i filmati di) animali che scappano inseguiti da un drone o uccelli che attaccano il drone, oltre che essere poco etico e illegale (disturbo alla fauna selvatica), produce riprese poco belle e assolutamente inutili e invendibili.

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