copertina aspetti etica e leggi della fotografia naturalistica

Etica e leggi nella fotografia naturalistica

Fornire cibo alla fauna aspetti etici e legali

sottotitolo

Indice:

Introduzione

L’alimentazione artificicale della fauna selvatica è una pratica comune e viene adottata per tanti motivi (caccia, conservazione, turismo, fotografia, etc.); l’alimentazione artitificale degli Uccelli (solitamente Passeriformi) è consigliata dalle principali associazioni protezionistiche in molti Paesi è una prassi comune e molto diffusa (USA, UK etc.). In alcuni manuali è consigliata anche l’alimentazione artificiale per rapaci notturni e diurni, ad esempio in questo articolo del Barn Owl Trusthttps://www.barnowltrust.org.uk/picking-up-a-live-owl/feeding-barn-owls/

A scopi di conservazione l’alimentazione artificiale porta quasi sempre a dei lati positivi sulle popolazioni animali per esempio un incremento della produttività, della sopravvivenza, del tasso di involo etc. Numerosissimi studi sulla letteratura scientifica affrontano questi argomenti, ad esempio:

Wellicome, 1997: l’alimentazione artificiale sulle Civette delle tane ha portato ad un aumento del tasso d’involo dei giovani.

Newton & Marquis (1981): incremento delle dimensioni delle covate grazie all’alimentazione artificiale dello Sparviere europeo

Bagyura et al., 1994; supporto alle coppie riproduttive di Falco Sacro e Aquila imperiale asiatica

Luis Mariano González, Antoni Margalida, Roberto Sánchez, Javier Oria, Supplementary feeding as an effective tool for improving breeding success in the Spanish imperial eagle (Aquila adalberti), Biological Conservation, Volume 129, Issue 4, 2006, Pages 477-486, ISSN 0006-3207,https://doi.org/10.1016/j.biocon.2005.11.014.

Helander, 1978; Hansen, 1987: l’alimentazione artificiale fornita alle Aquile di mare americane ed europee ha aumentato il successo riproduttivo delle coppie monitorate.

Centinaia di bibliografie sui “Vulture Restaurants” come importantissima tecnica di gestione in Europa, Asia, Africa e Stati Uniti

In generale effetti positivi sono stati rilevati per numerosissime specie di rapaci come l’Aquila reale e l’Aquila del Bonelli (in Spagna), l’Astore, il Gheppio delle Mauritius e numerose specie di rapaci notturni; in questi casi l’alimentazione artificiale ha contribuito ad un aumento delle popolazioni delle suddette specie, un incremento nel numero di uova deposte, nel tasso d’involo e una riduzione dei tassi di mortalità sia dei giovani che degli adulti (Jones et al., 1995; Ward & Kenney, 1996; etc).

L’alimentazione artificiale viene utilizzata anche per molte altre specie di animali ad esempio gli Ungulati ed i Carnivori; negli orsi ad esempio si è osservato che gli individui foraggiati riuscivano ad occupare anche habitat meno idonei e la loro sopravvivenza invernale è aumentata.

A volte l’alimentazione artificiale è stata molto utile, come dimostrato anche in questo caso da studi scientifici, per ridurre l’interazione tra fauna selvatica e attività umane: pasturando artificialmente gli Ungulati lontano dalle strade si è ridotta la frequenza di incidenti; pasturando artificialmente grandi carnivori come gli Orsi lontano dai centri abitati si è ridotto il numero di Orsi che si alimentavano in città presso i cassonetti dell’immondizia o entrando nei giardini privati.

Il fatto che l’alimentazione artificiale a scopo di conservazione e gestione sia molto utile non vuol dire che chiunque possa alimentare fauna selvatica; per progetti di conservazione servono permessi speciali e una mole di conoscenze scientifiche e questi, dunque, devono essere condotti solo da personale specializzato.

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Aspetti legislativi

Nessuna legge vieta di pasturare fauna selvatica (al massimo la 157 lo vieta ma a scopo venatorio). Ecco perché il birdgardening e le mangiatoie artificiali per uccelli sono molto pubblicizzate anche dalle principali associazioni conservazionistiche italiane (Lipu etc) ed estere (RSPB etc).

L’unico divieto legale attualmente è relativo ai carnai ma è un divieto non ai fini conservazionistici, bensì a scopo sanitario (anche se ultimamente l’Unione Europea ha dato delle deroghe per gli avvoltoi) (regolamento 1069/2009 ex (CE) n. 1774/2002). Un carnaio è considerato tale e quindi vietato solo se si parla di una grande massa di carne, carcasse di animali di allevamento o di ungulati selvatici o grandi quantitativi di scarti.

Anche la legge 221/2015 nell’articolo 7 comma 2 fa riferimento al divieto di foraggiamento ma fa riferimento specifico ai cinghiali (con l’eccezione di quello finalizzato ad attività di controllo)

Piccole quantità di carne (topi surgelati, ratti, quaglie) non sono considerati nel regolamento veterinario e consigli sul loro utilizzo in mangiatoie per rapaci si trovano anche in opuscoli divulgativi di diverse associazioni protezionistiche nazionali e internazionali.

Come per altre tecniche fotografiche però, operare in modo sprovveduto e senza le necessarie conoscenze può portare all’illegalità; danneggiare animali selvatici a causa di cattive pratiche di alimentazione artificiale può essere consideratomaltrattamento(art 544 ter del codice penale e  legge 20 luglio 2004, 189).

Alimentare gli animali selvatici

Con l’eccezione degli animali tipici del birdgardening (sempre e comunque con le dovute cautele e procedure…), non va assolutamente dato cibo agli altri animali selvatici come volpi, lupi, orsi, ungulati etc.

Intanto perché anche se lo si fa per aiutare il rischio di creare danni ai soggetti provocandone anche la morte è altissimo, dunque per prima cosa non si deve alimentare la fauna selvatica per il bene stesso degli animali.

In secondo luogo, sebbene anche in questo caso non vi sia una legge specifica, si ricade nella violazione di altre leggi prima tra tutte la legge sul maltrattamento animale già citata, dunque l’alimentazione di fauna selvatica è vietata.

Perché alimentare gli animali selvatici porta a gravi danni invece che essere un aiuto?

I motivi sono diversi:

1) Il rischio di fornire cibo non adatto e dunque provocare problemi di salute e sanitari è altissimo. Si rischia anche una denuncia per maltrattamento degli animali

2) Se l’animale associa la persona al cibo si abitua all’uomo, perde la paura istintiva nei confronti dell’uomo e ciò può avere conseguenze molto gravi; divenendo confidente e non pauroso infatti può essere soggetto ad atti di maltrattamento, si rischia che possa mordere o ferire in altro modo una persona e molto probabilmente le autorità in questo caso provvederanno all’abbattimento del soggetto.

3) Si snatura l’animale, creando abitudini e comportamenti anomali che porteranno gli animali a non manifestare comportamenti naturali. Una volpe alimentata per esempio rimarrà sempre nei dintorni del luogo di foraggiamento, non condurrà una vita selvatica come dovrebbe. Molti studi scientifici hanno mostrato una riduzione dell’attività di ricerca del cibo negli animali alimentati artificialmente e modifiche comportamentali non naturali.

4) Si creano situazioni pericolose: spesso gli animal vengono alimentati vicino a strade o in zone dove è aperta la caccia rendendoli più soggetti dunque a incidenti o a essere uccisi.

5) Gli animali confidenti abituati all’uomo tenderanno a frequentare maggiormente gli ambienti umani, muovendosi tra le abitazioni e possono provocare danni esasperando ulteriormente il conflitto con l’uomo e aumentando l’intolleranza della popolazione locale nei loro confronti.

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Come possiamo aiutare gli animali selvatici?

1) Lasciarli tranquilli a condurre la loro vista selvatica, non umanizzarli, tenere la giusta distanza

2) Capire se è il caso, ed eventualmente soccorrerli in caso avessero dei problemi, ma sempre chiamando i Centri Recupero Fauna Selvatica

3) Fornire acqua: questo è  un modo semplice e utile per aiutare la fauna selvatica sia in inverno che soprattutto in estate. A differenza del cibo, fornire acqua è molto meno pericoloso e di fondamentale importanza soprattutto per i mammiferi che non hanno le stesse capacità di spostamento degli uccelli.

Problematiche legate all’alimentazione artificiale

Quindi pasturare la fauna selvatica non è illegale

Può fare dei danni? La risposta è si!

Ci sono anche molti studi scientifici che dimostrano che l’alimentazione artificiale può avere conseguenze negative sulla fauna selvatica

Inoltre le eventuali problematiche conseguenti all’alimentazione artificiale vanno sempre valutate in base alle specie perchè possono essere molto variabili ad esempio le conseguenze possono essere meno gravi alimentando dei Passeriformi e più gravi alimentando dei carnivori come Orsi e Lupi.

Quali tipi di problemi può dare l’alimentazione artificiale di fauna?

1) Aspetti sanitari

Gli esempi in letteratura scientifica sono numerosissimi, riguardano soprattutto i Mammiferi, ma non solo. Numerosissimi sono i casi di problemi sanitari legati all’alimentazione artificiale di Ungulati (tubercolosi bovina, brucellosi, congiuntiviti etc.) e Carnivori; ci sono però numerosi studi relativi anche ad altre specie per esempio la diffusione di salmonellosi, la Tricomoniasi, il Pox virus e micotossine tra i passeriformi alimentati nelle mangiatoie artificiali.

Fondamentalmente i problemi sanitari che si possono avere nell’alimentazione artificiale della fauna sono di 2 tipi:

a) Origine degli alimenti, cibi sbagliati o dannosi

Se i cibi utilizzati non sono sanitariamente controllati essi possono risultare dannosi per gli animali provocando malattie o avvelenamenti ad esempio utilizzando carcasse di provenienza ignota, o animali uccisi da cacciatori che possono contenere pallini di piombo all’interno.

Usare cibi non adatti, contenenti sostanze (per es conservanti, coloranti etc) che sugli umani non hanno effetti ma possono essere dannose per i selvatici, oppure alimenti che forniscono scarso valore nutrizionale sono tutti aspetti dell’alimentazione artificiale che possono portare a patologie e fino alla morte dei selvatici.

b) Concentrazioni anomale e innaturali di animali:

Spesso, ma non sempre, quando si alimenta artificialmente la fauna, si ha come conseguenza una densità più elevata di soggetti rispetto alle condizioni naturali. queste possono facilitare la diffusione di patogeni a causa dell’alta concentrazione di soggetti presso i siti di alimentazione.

L’igiene stessa delle eventuali strutture o punti dove viene somministrato il cibo deve essere gestito in maniera accurata. La trasmissione di patogeni presso i siti di alimentazione artificiale può avvenire a prescindere dal cibo utilizzato; animali portatori di determinati patogeni o già ammalati si trovano a contatto molto stretto con gli altri soggetti e, inoltre, due o più soggetti possono alimentarsi sulla stessa mangiatoia o sullo stesso cibo facilitando così la trasmissione dei patogeni.

verdoni mangiatoia aspetti etici legali alimentazione fauna selvatica birdgardening rischio malattie

Sono numerosi gli studi in letteratura che dimostrano una maggiore diffusione di patogeni nelle mangiatoie artificiali, ad esempio Hartup & al. (1998) hanno concluso in uno studio sulle mangiatoie artificiali che queste facilitano la diffusione della congiuntivite micoplasmica a causa dell’elevata concentrazione di uccelli che rende più probabile la trasmissione ma anche a causa del fatto che il microrganismo patogeno rimane più protetto all’interno delle mangiatoie sopravvivendo alle intemperie. Un altro studio sulle mangiatoie artificiali nel Regno Unito ha analizzato il declino di popolazioni di fringuelli e verdoni negli ambienti urbani dove vengono alimentati da mangiaoie artificiali proprio per la diffusione incontrollata di un patogeno degli uccelli, il Trichomonas gallinae. Nel Regno Unito questa patologia facilitata dalle mangiatoie artificiali ha provocato un calo stimato di circa il 65% della popolazione riproduttiva di Fringuello e Verdone. Epidemie simili sono state documentate anche in Germania sempre legate alle mangiatoie. Per questo l’articolo consiglia una corretta gestione delle mangiatoie con pulizia regolare, disinfettazione con candeggina al 10% almeno una voltaalla settimana, usare mangiatoie in materiali facilmente lavabili (plastica o metallo), limitare l’affollamento distribuendo il cibo in più punti con più mangiatoie ed infine monitorare la salute degli uccelli, se si osservano soggetti malati (piumaggio arruffato, letargia, difficoltà a deglutire) interrompere imemediatamente l’alimentazione per prevenire ulteriori contagi.

Hanmer, H. J., Cunningham, A. A., John, S. K., Macgregor, S. K., Robinson, R. A., Seilern-Moy, K., Siriwardena, G. M., & Lawson, B. (2022).Habitat-use influences severe disease-mediated population declines in two of the most common garden bird species in Great Britain. Scientific Reports, 12, 15055https://www.nature.com/articles/s41598-022-18880-8

Nell’articoloImpacts of wildlife baiting and supplemental feeding on infectious disease transmission risk: A synthesis of knowledge”(Sorensen et al., 2014) viene evidenziato che l’impatto sanitario del cibo artificiale alla fauna selvatica può essere molto dannoso per gli stessi motive appena citati: creazione di aggregazioni animali anomale e trasmissione di malattie legate anche a stress e immunosoppressione (dovuti al sovraffollamento); l’articolo si concentra principalmente su grandi erbivori del Nord America e dunque le patologie coinvolte sono la tubercolosi bovina (TB), la brucellosi bovina, la malattia da deperimento cronico (CWD).

2) Disabituazione ad alimentarsi autonomamente

Una delle maggiori critiche alle tecniche di alimentazione artificiale della fauna è basata sul concetto che gli animali abituati ad avere cibo sempre disponibile possano disabituarsi ad alimentarsi da soli. Questo aspetto è ancora da chiarire e sono necessari studi scientifici mirati, nella maggioranza dei casi è l’alimentazione artificiale non causa dipendenze (ad es. Brittingham, & Temple, 1992) ma sono comunque noti dei casi di animali che essendo troppo abituati al cibo artificiale avevano difficoltà a procacciarsi il cibo autonomamente. Questo succede soprattutto quando:

-l’alimentazione è continua e abbondante

– gli esemplari coinvolti sono giovani soprattutto se la specie coinvolta è “specialista” e per alimentarsi deve usare tecniche di caccia o foraggiamento complesse che vanno apprese in giovane età altrimenti non verranno più apprese.

-nei mammiferi, i cuccioli possono imparare dagli adulti a loro volta abituati, ad alimentarsi sul cibo fornito artificialmente.

3) Rischio di predazione

Concentrare molti soggetti artificialmente, come può avvenire somministrando cibo, può incrementare il rischio di predazione; questo, ad esempio, accade tipicamente nelle classiche mangiatoie per Passeriforim dove gli Sparvieri, soprattutto, imparano facilmente a sfruttare la situazione per cacciare più facilmente.

4) Rischi sanitari

Il cibo utilizzato può provocare rischi sanitari trasmettendo patologie ai soggetti attirati. Inoltre l’uso di carcasse di animali uccisi da cacciatori o trovati già morti è estremamente pericoloso perché non si sa ciò che ha causato la morte del soggetto, che potrebbe contenere pallini di piombo (altamente velenosi) o veleni (cioè può essere morto per avvelenamento da topicidi, lumachicidi etc). Inoltre il Regolamento (CE) 1069/2009 vieta di raccogliere carcasse di animali se non per smaltirle come rifiuti speciali o pericolosi ed è sanzionato penalmente” .

Anche nel caso dei passeriformi solitamente attirati alle mangiatoie nel birdgardening si possono porre problemi sanitari dovuti al grande numero di soggetti richiamati dal cibo che stando a stretto contatto tra loro possono trasmettersi patologie, ad esempio il Trichomonas.

5) Incidenti

Anche i casi di mortalità provocata indirettamente dall’alimentazione artificiale sono noti in letteratura scientifica; in alcuni casi, con fonti di cibo posizionate erroneamente vicino alle strade si è avuto un incremento di incidenti stradali; sono noti anche numerosissimi casi di “incidenti” dovuti ad elementi artificiali presenti nelle mangiatoie (chiodi sporgenti, cavi etc) e le retine stesse che contengono le palle di grasso e arachidi vendute commercialmente possono provocare (anche se in casi molto rari) la morte o il ferimento di soggetti che possono facilmente rimanervi impigliati; nel caso delle mangiatoie artificiali per Passeriformi sono frequenti anche i casi di impatti con le vetrate delle abitazioni vicine.

6) Confidenza

Altra conseguenza dell’alimentazione artificiale, soprattutto con i Mammiferi (Volpi ad esempio) ma anche con alcune specie di Uccelli (ad esempio piccoli Passeriformi nelle mangiatoie ma anche Anatidi nei parchi urbani) è la perdita di diffidenza nei confronti degli esseri umani; questo a sua volta può provocare problemi ai soggetti, sono infatti frequenti i casi di maltrattamento degli animali troppo confidenti da parte di ragazzini o adulti. Inoltre spesso i soggetti abituati ad alimentazione artificiale tendono a frequentare aree più antropizzate, anche perché hanno meno paura degli umani (questo accade, anche in questo caso, soprattutto con i Mammiferi), e i rischi collegati a questo comportamento sono numerosi (incidenti stradali, interazione con animali domestici, ingestione di cibi non adatti etc.).

7) Influenzare la dinamica delle popolazioni

Quando gli animali si concentrano in un’area a causa dell’alimentazione artificiale possono verificarsi dei cambiamenti nelle loro dinamiche naturali ad esempio i loro spostamenti giornalieri o stagionali possono essere modificati, la densità “artificiale” dei soggetti vicino alla fonte di cibo artificiale può creare competizione tra gli individui, con relativi rischi di aggressività e lotte che possono portare a ferite o morte dei soggetti. L’alimentazione artificiale di predatori può ridurre la pressione predatoria sulle prede naturali e quindi sbilanciare gli equilibri naturali di una comunità oppure può attrarre altri predatori nell’area. Anche in questo caso ci sono diversi studi in letteratura sull’argomento, per esempio Fersterer et Al. (2001) hanno valutato come le stazioni di alimentazione artificiale per gli orsi possano influenzarne i movimenti nel tempo, aumentandone la concentrazione vicino ai siti di alimentazione e incrementando la dimensione della popolazione.

8) Problemi dovuti al periodo errato

Alimentare fauna selvatica può avere conseguenze negative se fatto nei periodi sbagliati. Nel caso delle mangiatoie per Passeriformi, come spesso viene consigliato, è infatti sbagliato continuare a fornire cibo in Primavera, soprattutto continuando ad utilizzare i cibi invernali che sono molto grassi e non adatti alla bella stagione. Allo stesso modo, per esempio, alimentare nel periodo riproduttivo con cibi artificiali, che poi verrebbero utilizzati dagli adulti per imbeccare la prole, può produrre gravi conseguenze sulla crescita dei pulli. Inoltre, come si è già detto, alimentare artificialmente nei periodi in cui io giovani, sia di Mammiferi che di Uccelli sono alle prime esperienze potrebbe indurli a disabituarsi o non imparare ad alimentarsi autonomamente.

9) Altri rischi

Animali pasturati artificialmente potrebbero diventare facili prede per cacciatori, bracconieri o malintenzionati.

Anche se non riguarda la fauna italiana, un altro grosso problema che si può verificare alimentando artificialmente i selvatici è l’aumento di aggressività di certi animali nei confronti dell’uomo, di cui non hanno più paura; i casi in letteratura sono numerosissimi e riguardano varie specie di canidi, primati, cetacei, squali ma anche uccelli come varie specie di pappagalli, casuari etc.

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BOX Esempio: Astòre  

Potenziali problemi
-snaturare l’animale
-distoglierlo dal suo ruolo ecologico -Modificare le abitudini dell’animale
-Rendere l’animale incapace di procacciarsi il cibo da solo
-Rendere l’animale meno pauroso dell’uomo con relative conseguenze
-Trasmissione di patogeni  

Benefici  
1) L’Astore non caccia più le galline  
2) Proprietari fanno di tutto per proteggere i rapaci  
3) Supera meglio l’inverno rigido o eventuali difficoltà fisiche (effetto Buffer)  
4) Aumenta la prole  

Procedure seguite  
1) La supplementazione alimentare viene fornita solo per i mesi invernali (da novembre a marzo)
2) Il cibo non viene offerto tutti i giorni ma dalle 3 alle 5 volte a settimana
3) La razione giornaliera che viene fornita è molto ridotta (dai 50 agli 80 grammi circa)
4) Le tipologie di cibo utilizzate sono di provenienza sicura rendendo nullo il rischio veterinario 5) Il cibo viene acquistato da appositi fornitori autorizzati o da macellerie
6) L’individuo che frequenta il capanno è uno solo, con rarissime apparizioni di un secondo individuo 7) L’area di pasturazione è remota, nessun rischio di bracconaggio  

Da quanto specificato nei punti precedenti si può dedurre che:  
1) Non viene snaturata l’indole del rapace, che dovrà sempre alimentarsi autonomamente, sia per le razioni di cibo ridotte sia per la frequenza non giornaliera di supplementazione alimentare e infine per tutti gli altri mesi in cui non viene fornito cibo artificiale
2) L’Astòre ha semplicemente inserito nel suo percorso quotidiano il nostro posatoio
3) L’Astòre non è a contatto con gli esseri umani e anzi ne rimane ancora impaurito tremendamente, infatti il capanno è stato insonorizzato e protetto con vetri riflettenti a causa dell’elevata sospettosità del rapace nei confronti dell’essere umano
4) Non vi sono rischi di trasmissione di patogeni poiché si utilizzano fonti di cibo controllate dal punto di vista veterinario
5) Pollai nelle fattorie vicine hanno ricevuto meno visite da parte dell’astore durante il periodo di alimentazione artificiale    

Corrette procedure per l’alimentazione artificiale a scopo fotografico

I vari aspetti negativi collegati con l’alimentazione artificiale della fauna analizzati nel capitolo precedente si riferiscono, nella maggior parte dei casi, a delle situazioni particolari ad esempio attività a lungo termine o che coinvolgono grandi numeri di animali; molta della bibliografia scientifica disponibile sull’argomento fa riferimento soprattutto agli effetti negativi dell’alimentazione artificiale su popolazioni di ungulati o di carnivori.  In generale ciò che distingue l’alimentazione artificiale a scopo fotografico privato da altre tipologie di alimentazione artificiale è la scala: nel caso del fotografo amatoriale la scala a cui avviene il fenomeno è in genere molto piccola e gran parte degli effetti negativi descritti in letteratura difficilmente si verificheranno.

Da quanto detto fino ad ora risulta quindi che alimentare animali selvatici non sia vietato per legge ma è fondamentale seguire e rispettare delle linee guida, anche se per la fotografia naturalistica ci si riferisce a situazioni su piccola scala, per eliminare o ridurre al minimo qualsiasi rischio di conseguenze dannose per la fauna e che verranno illustrate successivamente.

Dal punto di vista etico è difficile trarre delle conclusioni e il dibattito rimane aperto; se da un lato potrebbe sembrare non eticamente corretto alimentare fauna selvatica a scopo ricreazionale o lucrativo (nel caso di  capanni o workshop a pagamento) bisogna anche considerare il risvolto della medaglia: se l’alimentazione artificiale viene fornita in modo corretto e principalmente in inverno, su piccola scala, gli animali stessi ne traggono vantaggio, il cibo fornito artificialmente infatti li aiuta a superare l’inverno e riduce la mortalità, come succede, per esempio, con le mangiatoie per i piccoli Passeriformi.

In linea generale si sconsiglia di adottare tecniche di pasturazione e alimentazione artificiale della fauna selvatica se non si conosce a fondo l’argomento e anche solo limitarsi alle mangiatoie per Passeriformi richiede conoscenza adeguata delle tecniche per evitare di danneggiare gli animali.

Regole di base per un corretto utilizzo delle tecniche di alimentazione artificiale:

1) Usare cibi adatti-utilizzare solo cibo naturale o cibo specifico per animali (come i vari pastoni per insettivori, impasti di strutto e arachidi per mangiatoie etc).
-Utilizzare alimenti adatti alla specie target -Nel caso di carnivori utilizzare solo carne non elaborata quindi evitare insaccati, salumi, wurstell etc (esistono appositi rivenditori di cibo surgelato per rapaci come quaglie, topi, ratti etc).
-Controllare sempre della provenienza sanitariamente sicura dei cibi che si utilizzano. -Non utilizzare animali trovati morti per le strade perché potrebbero portare patogeni
-Non utilizzare animali trovati morti in giro (potrebbero contenere pallini da caccia che sono altamente velenosi o potrebbero essere morti per malattia).
-Non usare pane o biscotti secchi, questi alimenti danno agli uccelli un senso di sazietà ma non forniscono sufficiente energia per superare le fredde notti invernali, portandoli facilmente alla morte.
-Non usare prede vive, in Italia questo è  illegale (Art. 544 ter del Codice Penale); l’unica eccezione è per gli invertebrati (camole o tarme della farina/miele, lombrichi, blatte, caimani etc).  

2) Igiene-Utilizzare supporti per il cibo che siano facilmente pulibili (plastica o metallo)
-Se si fissa il cibo su posatoi in legno, cambiare i posatoi periodicamente con altri nuovi
-Pulire e disinfettare periodicamente i supporti per il cibo e le mangiatoie (una volta alla settimana con candeggina al 10%)
-Non concentrare troppo cibo e soprattutto troppe tipologie di cibi diversi in un unico punto ma usare più mangiatoie in punti diversi -Rimuovere periodicamente il cibo rimasto ed andato a male.
-Cambiare spesso la posizione dove si fornisce cibo artificiale
-Conservare correttamente il cibo che viene poi fornito ai selvatici. Ad esempio i cibi a base di semi vanno conservati in luoghi asciutti e privi di umidità, impedendo l’accesso ai topi ed altri roditori; la carne congelata non deve essere tenuta oltre i 3 mesi nel congelatore.
-Non utilizzare grandi quantità di cibo che possono accumularsi; razionare il cibo in modo tale che venga consumato tutto in 1-2 giorni al massimo  

3) Quantità
-Non attrarre grandi numeri di soggetti, questo a scopo fotografico è anche controproducente. Le quantità di cibo fornito dovrebbero esempre essere ridotte al minimo, quanto basta per attrarre un solo soggetto o pochi esemplari, in base alla specie (tecnica del “Low Density Feeding”; Sorensen et al., 2014). Questo previene molti problemi dal punto di vista sanitario e non solo (evita aggressività tra i soggetti, riduce la probabilità di predazione dei soggetti etc).
-A parte alcune eccezioni (Passeriformi nelle mangiatoie classiche) è importante non fornire eccessive quantità di cibo agli animali, così da non abituarli troppo al cibo artificiale e costringerli comunque a procacciarsi il resto del cibo autonomamente. Se ad esempio si sta pasturando una Poiana, basta usare solo un’ala di pollo ogni 2-3 giorni così da costringere il rapace a cacciare autonomamente e non abituarsi troppo al cibo fornito artificialmente.  

4) Frequenza e periodi
-L’alimentazione artificiale andrebbe utilizzata solo durante l’inverno, a prescindere dalla specie; questo vale sia per i piccoli passeriformi delle mangiatoie sia per i rapaci, notturni o diurni, sia per i Mammiferi; alimentare artificialmente in altri periodi potrebbe portare dei problemi per esempio: una supplementazione artificiale di cibo prolungata può disabituare gli adulti a procacciarsi il cibo da soli, il cibo fornito artificialmente d’inverno non è adatto ai periodi più caldi (per esempio nel caso di grasso, strutto, arachidi tipicamente utilizzati per i Passeriformi, i quali, anche se granivori, in primavera/estate consumano grandi quantità di insetti), gli adulti potrebbero usare il cibo artificiale per alimentare i pulli o i giovani e questo può avere conseguenze negative per esempio per la loro crescita, i giovani potrebbero abituarsi ad alimentarsi sulle fonti artificiali di cibo e non apprendere le necessarie tecniche per procacciarsi il cibo autonomamente.
-Anche nei periodi in cui si alimenta artificialmente, a parte alcune eccezioni (ad esempio i piccoli passeriformi nelle classiche mangiatoie in giardino), non bisognerebbe fornire cibo in modo troppo costante proprio per non abituare troppo i soggetti ad avere cibo facile. Come si diceva ci sono delle eccezioni ad esempio i Passeriformi solitamente alimentati con le classiche mangiatoie in inverno; in questo caso è importante mantenere la fornitura di cibo costante e quotidianamente.
-Non alimentare gli animali selvatici dalle proprie mani per evitare di rendere i soggetti troppo confidenti con l’uomo. Quando si usa la tecnica dell’alimentazione artificiale non si deve dar modo ai soggetti di associare il cibo con l’essere umano e per questo motivo bisogna posizionare il cibo quando i soggetti non sono presenti e rimanere sempre nascosti nei capanni.  

5) Strutture e localizzazione
-Usare strutture adeguate per evitare qualsiasi tipo di incidente (retine o fili che possono far impigliare gli uccelli, fil di ferro o chiodi/viti acuminati che possono ferire gli animali etc).
-Evitare di pasturare animali in luoghi antropizzati, vicino ad abitazioni e strade. Preferire sempre location molto distanti da qualsiasi attività umana e in zone con dove la caccia è vietata. Nel caso di mangiatoie per passeriformi evitare di porle vicino a finestre o vetrate di altro genere e in caso utilizzare gli appositi adesivi per ridurre la probabilità di impatto sulle vetrate.  
6) Specie
-Alcune specie di animali non vanno mai pasturate come ad esempio i Carnivori (Orso, Lupo, Volpe).
-In generale per i Mammiferi come la Volpe o il Lupo stesso si possono usare attrattivi olfattivi e non del cibo; un attrattivo olfattivo consente di incuriosire il soggetto facendolo fermare quanto basta davanti ad una fototrappola per ottenere una foto evitando tutte le conseguenze negative che potrebbe avere la supplementazione artificiale di cibo.    

Check-list sintetica
-Non alimentare tutto l’anno
-Usare cibi e alimenti sani e privi di patogeni
-Usare alimenti adatti alla specie -Non alimentare artificialmente alcune specie o in alcune situazioni (lupo per esempio)
-Nel caso di carnai rispettare i regolamenti veterinari e le legislazioni locali e dei parchi/aree protette -Non alimentare con troppa abbondanza, ma solo singoli o pochi individui
-Accertarsi della provenienza del cibo che si usa e della sua sicurezza veterinaria (niente animali sparati da cacciatori, niente animali trovati morti per motivi ignoti etc)
-Non alimentare fauna selvatica in zone molto antropizzate (mammiferi)
-Non alimentare in zone dove è aperta la caccia
-Collocare i punti di alimentazione in posizioni sicure da predatori
-Mantenere igiene veterinario nelle strutture usate per alimentare gli animali
-Non utilizzare prede vive (sono consentiti solo gli invertebrati come camole, grilli, blatte etc)  

Bibliografia

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