
Etica e leggi nella fotografia naturalistica
L’ecoturismo naturalistico fotografico
Pro e contro di un fenomeno sempre più diffuso
Indice:
L’ecoturismo naturalistico
Il concetto di ecoturismo naturalistico, cioè viaggiare in nuovi posti anche lontani per ammirare luoghi naturali e specie animali o vegetali particolari si è sviluppato a partire dagli anni ’70-’80 quand ol’idea di un turismo “verde” si è fatta avanti in parallelo al movimento ambientalista globale. Fu poi Héctor Ceballos-Lascuráin, biologo e architetto messicano, che nel 1983 per primo coniò il termine “Ecoturismo” diventando il primo pioniere riconosciuto di questa disciplina. Nel 1990 è nata l’International Ecotourism Society (TIES) che promosse anchei criteri etici per discernere l’ecoturismo dal turismo di massa. Questo perché, come tante altre attività umane, quando l’attività diventa di massa provoca sempre dei problemi. Anche nell’ecoturismo dunque è fondamentale rispettare delle regole per mantenere la conservazione degli ambienti e il benessere animale.
L’ecoturismo naturalistico “buono” e quello “cattivo”
A livello mondiale il turismo rappresenta il 9% del PIL globale e il settore del turismo naturalistico rappresenta il 20-40% del turismo globale. Vari studi però (per es. Moohouse et al. 2015) hanno mostrato come gran parte del turismo naturalistico ha un impatto fortemente negative sulle specie animali e sugli habitat. Per questo è importante che il turismo naturalistico venga gestito in modo corretto e in questo caso il turismo naturalistico svolge un ruolo molto positivo e importante anche per la conservazione della biodiversità.
È ormai dimostrato da decenni e da centinaia di studi scientifici che il turismo naturalistico, se svolto in modo corretto e se ben gestito, è più profittevole della caccia stessa o di altri modi in cui l’uomo solitamente “sfrutta” le risorse naturali. Il turismo naturalistico o ecoturismo può essere un’ottima fonte di guadagno per le comunità locali portando queste a proteggere gli ambienti e la biodiversità invece che distruggerli o rovinarli in altri modi. Ne è un esempio il birdwatching che in molti paesi del mondo è coinvolto in giri economici milionari e infatti diversi Paesi già da anni hanno capito che conservare la natura è più vantaggioso economicamente che sfruttarla in altri modi più distruttivi e meno conservativi.

L’ecoturismo correttamente gestisto si contrappone al turismo selvaggio, che si ha anche in ambito naturalistico e che invece, all’opposto, crea solo danni ed è un grosso problema per la conservazione della natura e della biodiversità. L’afflusso incontrollato di grandi numeri di visitatori “allo stato brado” (cioè in modo non organizzato e controllato) in un’area naturale può creare numerosissimi problemi, dall’inquinamento (grandi quantità di rifiuti abbandonati nell’ambiente) al degrado del suolo, disturbo della fauna selvatica, alterazione degli habitat (Buckley, 20024). Un disturbo frequente e su grandi numeri è molto dannoso per la fauna selvatica che è molto sensibile alla presenza umana, modificandone i comportamenti naturali, riducendo anche il successo riproduttivo e aumentando il loro stress (Steven et al. 2011; Mullner et al. 2004). Inoltre sentieri non ufficiali creati dai visitatori causano frammentazione degli habitat, ulteriore disturbo alla biodiversità e erosione del suolo soprattutto in ambienti montani o costieri (Newsome et al., 2013).
Per questo motivo l’ecoturismo va sicuramente incoraggiato ma va gestito in modo programmato e corretto, l’ecoturismo deve essere un’attività sostenibile e responsabile e deve prevedere anche dei limidi, un’educazione ambientale e il coinvolgimento attivo delle comunità locali nella gestione delle risorse naturali.
Bibliografia citata
· Buckley, R. (2004).Environmental Impacts of Ecotourism. CABI Publishing.
· Steven, R., Pickering, C., & Castley, J. G. (2011). A review of the impacts of nature-based recreation on birds.Journal of Environmental Management, 92(10), 2287-2294.
· Müllner, A., Linsenmair, K. E., & Wikelski, M. (2004). Exposure to ecotourism reduces survival and affects stress response in hoatzin chicks (Opisthocomus hoazin).Biological Conservation, 118(4), 549-558.
· Newsome, D., Moore, S. A., & Dowling, R. K. (2013).Natural Area Tourism: Ecology, Impacts and Management. Channel View Publications.
Moohouse T., Dahlsjo C., Baker S., Cruze N. Macdonald D. 2015. The customer isnt’ always right- Conservation and animal welfare implications of the increasing demand for wildlife tourism. PLoS One 10(10): e0138939
| Birdwatching Studi specifici dimostrano impatti notevoli del birdwatching sull’economia locale: ![]() Fonte: Birding Economics and Birder Demographics Studies Conservation Toolshttps://www.fs.usda.gov/rm/pubs_rm/rm_gtr229/rm_gtr229_032_038.pdf |
L’ecoturismo naturalistico fotografico
E, negli ultimi decenni, anche la fotografia naturalistica può essere inserita come una variante del turismo naturalistico, sebbene con esigenze un po’ diverse. In questo caso si parla di ecoturismo fotografico e si svolge principalmente attraverso viaggi organizzati ma soprattutto appositi capanni fotografici.
L’ecoturismo fotografico ha gli stessi vantaggi del turismo naturalistico generale, genera un’entrata economica per le comunità locali e favorisce la conservazione degli ambienti e della biodiversità. Come i birdwatchers anzi più di loro i fotografi naturalisti sono disponibili a spendere molti soldi per le attrezzature fotografiche ma anche per scattare buone foto.
All’estero molti Paesi hanno capito questo e infatti hanno aree naturali apposite e parchi attrezzati che attirano enormi numeri di turisti e fotografi con relativo introito economico, le popolazioni lo cali sono sensibilizzate evitano di distruggere anzi proteggono quegli ambienti e quella fauna perché porta soldi. In altri Paesi la situazione è inversa, il turismo naturalistico e fotografico non viene favorito, gli animali selvatici sono quasi scomparsi perché la popolazione se li mangia, gli ambienti non sono tutelati. Buoni e sempi virtuasi si hanno anche in Europa, il più famoso esempio è la Spagna, paese ricchissimo di capanni fotografici che attraggono fotografi paganti da tutta Europa, l’introito economico è molto elevato, la popolazione ne ha un grosso guadagno ed è la prima a proteggere habitat e specie.
Il turismo fotografico può essere dunque molto valido come forma di ecoturismo e vantaggioso. Il modo migliore per attuarlo è l’uso di capanni fotografici appositamente progettati e costruiti. Questi capanni offrono diversi vantaggi:
1) Come per la foto in cattività, anche i capanni fotografici possono dimostrarsi un ottimo strumento per evitare che “frotte” di fotografi naturalisti se ne vadano a spasso a creare disturbi e danni agli animali. Il capanno fotografico tiene “sotto controllo” i fotografi, è progettato per non disturbare la fauna rendendo le persone quasi impercettibili (insonorizzazione, mimetizzazione del capanno, vetri appositi che nascondono le figure umane). Il disturbo creato da un capanno fotografico è estremamente limitato e molto spesso pari a zero soprattutto se confrontato con il disturbo arrecato dai fotografi vaganti.
2) Inoltre come per l’ecoturismo naturalistico in generale i capanni fotografici creano un’economia locale (posti per dormire e mangiare, attività turistiche collegate, trasporti etc), valorizzando l’area dove sono collocati e sensibilizzando la popolazione locale sull’importanza di certe specie che vanno dunque conservate invece che “consumate” .

3) Se gestiti non da privati ma da enti o associazioni, l’introito economico che ne deriva può essere totalmente o in parte usato per progetti di conservazione delle specie. Ad esempio i capanni possono fornire alimentazione supplementare per favorire la sopravvivenza di certe specie in inverno o aumentarne la produttività o anche impedire che le specie frequentino ambienti urbani in cerca di cibo (si potrebbe citare in questo caso, per esempio, un ipotetico capanno fotografico per l’orso marsicano, basato su foraggiamento artificiale a base di frutta nel periodo autunnale).
Ogni specie animale ha o può avere diverse tipologie di valori economici ad esempio un valore economico alimentare, un valore economico venatorio, un valore economico turistico e un valore economico fotografico. Specie che non hanno alcun valore dal punto di vista venatorio, ad esempio, possono avere un alto valore fotografico, si pensi ad esempio al martin pescatore o all’Aquila reale e così tantissime altre specie. Il valore dipende dalla rarità della specie, dalla difficoltà a fotografarla in situazioni naturali “pure” ma anche dalla bellezza. Un martin pescatore, per esempio, ha un valore di 50-70 euro/ph/day (per fotografo, per giorno), un’aquila reale può arrivare a 150-200 euro/ph/day. Anche specie che addirittura potrebbero essere problematiche per l’uomo in quanto causano conflitti, come il lupo, possono produrre un valore economico ecoturistico ben superiore ai danni che fanno! Un ipotetico capanno fotografico specifico per i lupi può tranquillamente produrre dalle 100 alle 200 euro al giorno per fotografo.
Per approfondire: Wolf tourism ismore profitable than killing them (Europena Wilderness Society):https://wilderness-society.org/wolf-tourism-is-more-profitable-than-hunting/
In questo articolo non si parla di Fotografia naturalistica ma di turismo naturalistico. Vengono riportati degli esempi reali che dimostrano che l’ecoturismo produce più soldi degli eventuali danni provocati da questi predatori rendendo dunque molto più utile proteggerli che abbatterli.
Tipologie di fotografia naturalistica
Prima di procedere nella trattazione dell’argomento “capanni fotografici commerciali” è bene fare una premessa sui due principali modi di interpretare la fotografia naturalistica. La fotografia naturalistica, sia macro (invertebrati e vegetali) che alla fauna selvatica (vertebrati) si suddivide in due grandi filoni di pensiero:
1) La fotografia naturalistica “pura”
Il fotografo non usa set fotografici progettati e costruiti appositamente, non usa capanni, non usa attrattivi di alcun tipo. In questo tipo di fotografia “pura” si cammina in ambienti naturali (a volte ci si può muovere e scattare dall’auto) e si fotografa solo ciò che si incontra più o meno casualmente senza interferire in alcun modo. In modo simile può essere praticata anche la fotografia macro, si gira per i campi in cerca di soggetti e li si fotografa senza interagire con l’ambiente e/o col soggetto a differenza della fotografia macro classica in cui spesso il soggetto viene spostato, spruzzato con acqua etc.
Non sempre le foto ottenute in questo tipo di fotografia sono belle, molto spesso il soggetto è troppo distante e/o la luce non è quella giusta e/o ci sono elementi di disturbo etc.
Anche in questo tipo di fotografia naturalistica, però, è importante rispettare le regole e dunque gli aspetti etici e legali sono fondamentali. Anche nella fotografia naturalistica pura infatti si possono verificare tutta una serie di situazioni di disturbo alla fauna o altre condotte non legali e/o non etiche: uscire fuori sentiro, violare le proprietà private e i divieti, inseguire animali a piedi o in auto, calpestare fioriture o piante rare, disturbare la riproduzione etc.
2) La fotografia naturalistica “programmata” (o “semi-controllata”)
In questo tipo di fotografia invece si cerca di programmare tutto: l’avvicinamento dei soggetti, i posatoi o substrati vengono scelti appositamente, viene programmata anche la luce. Si costruiscono set fotografici spesso abbinati a capanni dove nascondersi e spesso abbinati a tecniche di richiamo (acustico, alimentare, acqua). Rientra in questo tipo di fotografia anche il fototrappolaggio dove si prepara un set apposito e dove tutto è programmato, addirittura in questo caso bisogna anche prevedere il comportamento dell’animale stesso (non sempre nei set di fototrappolaggio si usano attrattivi, spesso non c’è alcun tipo di richiamo ma si posiziona la fototrappola in punti dove in modo naturale si ha il passaggio di animali).
Le foto ottenute in questo tipo di fotografia, solitamente, sono più belle, i soggetti sono vicini, la luce è ottimale, i posatoi o substrati sono più piacevoli, non ci sono elementi di disturbo etc.
Ovviamente in questo caso gli aspetti etici e legali sono ancora più importanti, si usano spesso tecniche borderline come i richiami acustici o il cibo, che possono avere diverse implicazioni etiche e legali e possono essere anche pericolose per la fauna stessa.
Aspetti etici ed emozionali dei capanni fotografici
L’emozione fotografica in queste due tipologie di fotografia naturalistica è la stessa?
Non c’è una risposta unica a questa domanda, ma tutto dipende dalla soggettività, ogni fotografo ha il suo modo di pensare e di emozionarsi. È emozionante un incontro improvviso di un soggetto particolare camminando in natura e molto più emozionante l’essere riusciti a cogliere il momento con uno scatto ma è altrettanto emozionante vedere funzionare un set fotografico tutto secondo il programma per ottenere delle foto perfette, e, allo stesso modo, è altrettanto emozionante il momento in cui si controlla una fototrappola, si scorrono le foto sul display per scoprire che ha fatto un bellissimo scatto. Quello che cambia è il momento dell’emozione (lo scatto in diretta o il controllo degli scatti fatti) e il tipo di emozione che si prova.
Nella fotografia programmata l’emozione è legata alla realizzazione tecnica, alla buona riuscita della pianificazione, alla possibilità di ottenere immagini rare, perfettamente composte e illuminate, di momenti e/o specie che sarebbero impossibili da catturare in condizioni spontanee o molto difficili. Il coinvolgimento che si prova è intenso ma più razionale e controllato.
Nella fotografia pura la fotografia stessa è una conseguenza non lo scopo, spesso si torna a casa senza scatti ma col cuore pieno di emozioni. Nella fotografia pura, quando si riesce a sacattare, si ha una doppia emozione: il momento dell’incontro e il momento dello scatto, se si riesce, ma anche nella fotografia programmata si ha una doppia emozione, il momento in cui arriva il soggetto nel set progettato e il momento dello scatto, vi è anche la soddisfazione di aver fatto tutto bene e che il set programmato abbia funzionato a dovere dopo magari tanti studi, lavoro, prove e test.
| Aspetto | Fotografia pura | Fotografia programmata |
| Tipo di emozione | Meraviglia, stupore per l’incontro | Soffisfazione per il funzionamento del set |
| Dinamica | Incontro fortuito | Incontro pianificato |
| Rapporto con la natura | Empatico, immersivo | Strategico, tecnico |
| Rischio di frustrazione | Alto (pochi scatti o nessuno) | Basso (scatti più prevedibili) |
| Aspetti etici e legali | Minor rischio | Maggior rischio |
Un po’ diverso invece è l’aspetto emozionale nei capanni a pagamento, dove il fotografo non ha messo niente di suo per progettare e costruire il set fotografico e il capanno, dove la fotografia viene servita in un piatto pronto, basta pagare per fare determinate foto. Ma anche in questo caso è tutto soggettivo, per tantissimi fotografi è comunque emozionante trovarsi a pochi metri da soggetti importanti da sempre sognati e portare a casa delle belle foto.
Gestione scientificamente corretta dei capanni fotografici
Affinchè però i capanni fotografici funzionino, attirino le specie necessarie, garantiscano elevate probabilità di fare buone foto e allo stesso tempo non creino disturbo o altri danni alla fauna, questi devono rispettare tutta una serie di parametri e linee guida. In Spagna ad esempio esistono delle linee guida ufficiali nazionali o regionali per la costruzione e gestione dei capanni fotografici proprio allo scopo di ottimizzarne il funzionamento.
Le linee guida coprono tutta una serie di aspetti, ad esempio:
-Materiali: i capanni devono essere costruiti con materiali di ottima qualità al fine di mantenere la funzionalità strutturale per moltissimi anni ed evitare di doverli riparare o ricostruire periodicamente
-Dimensioni: i capanni devono alloggiare con comodità anche più fotografi che devono poter rimanere dentro moltissime ore per non disturbare la fauna esterna
-Mimetizzazione: i capanni devono essere mimetici ma soprattutto integrarsi armoniosamente con l’ambiente circostante.
-Disturbo: i capanni devono essere insonorizzati e avere vetri da cui l’osservatore interno può osservare e fotografare ma, dall’esterno, gli animali non percepiscono la presenza umana.
-L’eventuale cibo fornito deve essere controllato dal punto di vista sanitario, e fornito sulla base di determiate regole ad esempio solo in piccole quantità e/o solo in certi periodi dell’anno (principalmente inverno).
Per approfondire:https://www.rewildingeurope.com/wp-content/uploads/publications/development-and-operation-of-wildlife-hides-code-of-conduct/index.html


